venerdì, 17 ottobre 2008
C'ho un incazzo mica male, oggi, addosso.
Ho su anche il maglione nero coi bottoni, che l'autunno non arriva e allora vado in giro con il cardigan aperto e le scarpette leggere nuove, opplà.
Ma soprattutto, ho su un incazzo mica normale, oggi.

Non mi par una cosa fatta a modino il fatto che io scriva solo quando ho qualcosa di cui lamentarmi, ma alla fine penso che è meglio lamentarmi qui dentro e risolvere lì fuori.
Che è un brutto mondo, come dice il nostro Liga.
Un mondo fatto anche di uomini-bilancia.
Personaggi notevoli, che contrattano l'emozione e si attengono perfettamente alla ricetta.

(Quanti baci ci vogliono per fare un chilo?)

Io non sono mai stata brava, in queste cose.
Che anche per fare la famosa crostata che mi dà tante soddifazioni alle cene  con i miei amici,  peso tutto e poi faccio a occhio. Perchè si deve considerare come va il forno, com'è l'acqua, quanto grandi sono le uova, quanto spazio c'è da riempire e se magari c'è rimasto nel fondo della bottiglia un dito di liquore da aggiungere nell'impasto. Più o meno, le misure sono sempre le stesse, ma sono le variazioni, a rendere una torta speciale.
Non solo le torte. Le danze dell'affetto si assomigliano tutte. Prendersi la mano, cercarsi con lo sguardo, sono gesti comuni, diffusi, a buon mercato quasi. Tutte le coppie più o meno li fanno, ma per ognuna ciò è speciale. Il come, la variazione che i due mettono nel modo di cercarsi, o nel sedersi sempre in ultima fila al cinema, pesa e fa la differenza.
Oggi c'ho l'incazzo perchè mi sembra di star facendo una torta con i soliti ingredienti. Come se mi fossi portata la farina con cui ho imparato a cucinare, quel vecchio forno che adesso non va  nemmeno più e perfino i limoni colti dallo stesso albero. Una palla mostruosa, ne viene fuori. Un grumo di materia stopposa che magari cuoce pure, ma diventa della stessa consistenza del mio tavolo rosa Ikea.
Oggi cerco un ingrediente speciale per la mia crostata nel cuore, non lo trovo, e mi viene l'incazzo.
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categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore
martedì, 14 ottobre 2008
C'è da dire che questo non è il libro migliore che io abbia mai letto.
C'è da dire che stiamo parlando sempre di Rossana Campo, che è una che mi piace parecchio quando scrive. Siccome (mi sa che si è capito) giovedì scorso non è stato proprio un giorno candito di sorrisi e belle notizie, per tirarmi su ho preso un suo romanzo, che funziona sempre.
E ha funzionato

Domani lo riporto in biblioteca,come al solito allora scrivo qui un pezzetto, per non dimenticarlo, e per regalarlo a chi passa.

Ognuno c'ha l'antidepressivo che preferisce. Il mio è Rossana Campo.

da "L'attore americano"

"E' uscito il sole e c'è il cielo che è un vero sballo. Certe volte la vita si concede e attacca a farti stare bene sul serio. Probabilmente è che anche io sono ben disposta, in fondo è tutta una questione di disponibilità quaggiù, mi dico.
 C'è poca gente in giro per Tribeca a quest'ora mattutina, e non è male, ci permette di andarcene in giro belli tranquilli, anche scambiandoci un tot di carezze e sbaciucchiamenti. Puntiamo verso le banchine per porto sull'Hudson. Abbiamo tutte e due le facce sconvolte, ma c'è una specie di nuova energia che circola fra di noi. Personalmente mi sento come un navigatore che se n'è andato in giro per i mari in tempesta e adesso ha doppiato un capo. Il famoso Capo della Sfiga Cosmica".
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categoria:bologna, uno che la sapeva lunga
venerdì, 10 ottobre 2008
Mi sa che ieri non era mica la mia giornata, eh.

Dopo l'incontro con il Medico-Mediocre, eccoti quello col Maestro-Magnaccia.

Ma dai, che mi iscrivo ad un corso di yoga!
Ma guarda questo, che è pure vicino a casa!
Si, vabbe', è di quattro mesi filati, ma che vuoi che sia, è yoga!
Fa bene a tutti, lo yoga!
(Sì, specie a chi lo insegna)

Insomma, armata di buone intenzioni e pessime condizioni finanziarie, telefono, chiedo, contatto, e mi presento un po' in ritardo alla prima lezione.
Tutti già stesi sul materassino a cercare qualcosa con gli occhi al soffitto.

Lascia perdere, che per arrivare alla sala yoga son dovuta passare in mezzo a venticinque incazzatissimi pugili in erba che saltellavano come pazzi.

Lascia perdere, che lo yoga fa bene a tutti.
Comincia a venirmi il dubbio che sia lo jogurt, che fa bene a tutti, ma insomma mi cambio, oplà,  e  più spitiruale che mai, faccio per entrare nella saletta
Mi si para davanti un cinquantenne panzuto e sponsorizzato adidas dalla calvizie in giù. Mi blocca e fa: "Sei in ritardo. Adesso ti iscrivi, poi casomai entri".

Nel frattempo, le larve stese sul pavimento continuano a respirare.
MI sembra di essere in pneumologia.
"Eh, ok, adesso mi iscrivo, dai"
"Centosettanta euro, più quindici, ecco la ricevuta...Un altro respiro, ecco, riproviamo..."
Con un emissione vocale cerca di strapparmi i soldi, con l'altra guida la meditazione.
Cominciamo bene.
"Eh, non ce li ho tutti, pensavo di venire alla prima lezione, iscrivermi e pagare".
"Non faccio lezioni gratis...e alziamo il braccio destro, e sorridiamo..."
"Non me l'aveva mica detto che dovevo pagare tutto il corso subito"
"Dammi indietro la ricevuta, e arrivederci".
"Come, scusi?"
"Ridammi la ricevuta...e respiriamo ancora una volta..
va bene, fermati pure, ma mettiti nell'angolo in fondo".

Alla fine, visto che le buone intenzioni sono le ultime a morire, mi son beccata anche la prima lezione. In cui il maestro ha spiegato alle altre venti settantenni che c'erano con me i vantaggi dello yoga per il mal di schiena.
Prima che uscissi, mi ha minacciato con un bastoncino d'incenso ardente: "E se vuoi venire ancora, lunedì mi porti tutti i soldi. E adesso metti a posto i tappetini".

..e respiriamo bene tutti assieme...

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giovedì, 09 ottobre 2008
Imparare una cosa al giorno

Oggi ho imparato che non dirò mai: "Perchè io, son trent'anni che faccio questo mestiere..."

E no, squallido medico cinquantenne rinsecchito dalla palestra che mi scruti dalla tua scrivania del centro.
No, camice lavato dalla moglie e stropicciato dall'amante.
No, maglietta colorata per sentirti giovane.
Non me ne frega una cazzo che tu alla mia età avevi un figlio.
E nemmeno che la maggior parte delle volte poi si risolve.
Io non sono la maggior parte delle volte.
Io sono la prima volta, sono un esame invasivo, sconosciuto.
Da ripetere e approfondire.
La prossima volta, quando esci di casa, oltre alle chiavi del Suv, vedi di prender su anche un briciolo di umanità.
Che quella metterla in borsa pesa di più, e parcheggiarla in garage è un attimo.
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lunedì, 06 ottobre 2008
Otto ore di, a, da, in, con e tutte le preposizioni dietro in fila.
Otto ore con le matterelle.
Otto ore per le matterelle.
Che lavoro, signora mia.
Mi tiene bella sveglia e mi rinfresca le domande.
Buffo rispondere "Faccio l'educatrice".
Pittrice, ha un senso: persona che disegna, quadri, superfici varie.
Domatrice, collaudatrice, smerigliatrice.
Ma educatrice, via, siamo seri.
Sembra il nome di un piatto tipico ligure "educatrice in posto di matte". Ci manca solo il sugo di noci, ora che c'è l'autunno.
Insomma, oggi son stata parecchio con le mie matterelle, che mi fanno parecchio ridere e anche parecchio preoccupare e che aggiungono a tutto questo un carico di domande esistenziali al ritmo di dieci al secondo. Tentennare non è concessso.
Ma io non ce la faccio a fornire sicurezze su tutti i fronti, specie se la domanda in questione è "Sarò felice nella vita?".
No, mi dispiace, non sono uno di quei libri che lo apri e c'ha le risposte. E quindi penso sempre bene prima di dare seguito ad inutili tristezze e fraintendimenti. Perchè una che ti fa una domanda così, con gli occhi puntati in faccia e le mani a torturare i lembi della giacca, è chiaro che è tremendamente interessata alla risposta.
Quotazioni in borsa della felicità, o qualcosa del genere.
Le domande sul futuro sono frequenti e a bruciapelo, con queste nuove matterelle.
Frequenti come i gatti nei ristoranti cinesi.
Frequenti come le matricole ad ottobre.
Frequenti come i punkabbestia in Piazza Verdi.
Frequenti come i rompicognlioni sul 13 all'ora di punta.
Robe così.
Insomma, ho deciso cosa rispondere, a queste questioni sulla felicità. Mi è costato dei bei sacchettini di pensieri da portare a casa dal lavoro. A cui vanno aggiunte delle gamelle di parole raccolte a mazzi e infilate lì, per pernsarci poi dopo con calma.
Insomma, ho deciso.
Se la domanda sarà ancora "Sarò felice nella vita?", allora la risposta sarà "Oggi è la tua vita. Costruiamola assieme, questa felicità".
E affanculo tutto il resto (calcolatrice, spigolatrice, venditrice, cucitrice)
E affanculo tutto il resto (umanità, adultità, responsabilità)

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categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore, mento a parte