mercoledì, 31 dicembre 2008
Dal libro che ho appena finito, "Allunaggio di un immigrato innamorato", un augurio per il nuovo anno:

"Se non puoi dire quello che pensi, almeno evita di pensare cazzate..."

Altri auguri, stesso libro:

"Spero che stasera l'elenco delle persone che voglio incontrare non sia più corto di quelle che mi hanno fermato per strada. Salvo il margine aperto ai carabinieri".

Infine, sempre da lì:

La finestra è aperta, guardo la luna che mi sussurra: "Che cosa ti porto?"
"Sogni!"


Buon 2009
postato da: potaci alle ore 12:00 | Permalink | commenti
categoria:veneto, uno che la sapeva lunga
lunedì, 29 dicembre 2008
Ci vogliono delle occasioni, in queste giornate di ghiaccio.
Ad esempio, la mia coraggiosa auto viola (facciamo blu? No, meglio viola, o forse blu sbiadito a causa delle imperdonabili disattenzioni del pero in giardino, che proietta la sua ombra estiva su gatti e passeri. Su animali Ford, invece,mai) proprio lei domani mi darà occasione di far festeggiare un degno Capodanno al mio meccanico, poichè le lancette del quadro dei comandi sono diventati oltremodo insolenti e disobbedienti, rifiutando di muoversi anche se è stato dato loro un ordine preciso più volte.
Ci vogliono delle occasioni per uscire di casa a sfidare il gelo e le lastre di ghiaccio che il territorio bellunese distribuisce a tutti i suoi felici abitanti (felicissimi, secondo gli ultimi dati pervenuti).
L'occasione di oggi è stata rivedere un amico distantissimo che voterebbe Obama se potesse ma ancora non so cosa gli manchi, che la carta verde non era quella per farsi fare gli sconti sui treni? Insomma vive da un'altra parte e si occupa principalmente di come le persone si incontrino,  del quando e soprattutto come del mai non si mandino affanculo alla prima occasione. Cose così. Più o meno.
Quindi oggi ho avuto occasione non solo di sfogliare, scambiare idee varie e pianificare a tavolino un metodo per conquistare l'Italia, ma anche di farmi venire in mente dei versi che avevo quasi dimenticato.
Perchè nell'eterna lotta tra sociologia e poesia, il mio voto va alla vecchia cara Wislawa.


CONTRIBUTO ALLA STATISTICA
Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
-cinquantadue;

insicuri ad ogni passo
-quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purchè la cosa non duri molto
-ben quarantanove;

buoni sempre,
perchè non sanno fare altrimenti
-quattro, be', forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
-diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o di qualcosa
-settantasette;

dotati per la felicità,
-al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
-di sicuro più della metà;

crudeli,
se contretti dalle circostanze
-è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
-non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
-quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
-ottantatrè
prima o poi;

degni di compassione
-novantanove;

mortali
-cento su cento.
Numero al momento invariato.

Wislawa Szymborska
postato da: potaci alle ore 21:11 | Permalink | commenti
categoria:veneto, uno che la sapeva lunga
venerdì, 19 dicembre 2008
Il mio cellulare ha deciso che via Mascarella gli piaceva un bel po',
allora ha preso coraggio e si è tuffato giù dalla tasca dello zaino,
fino a precipitare sul marciapiede e poi dentro una pozzanghera.
Tutto questo mentre andavo a consegnare la domanda di laurea.
E in quanto a segni del destino, anche oggi siamo a posto!

Appello vario nel mondo amico/nemico/parente/urbano/marziano/venetiano: rimandatemi il vostro
numero cosicchè io possa stracciarvi i maroni anche durante il 2009!!


postato da: potaci alle ore 21:59 | Permalink | commenti
categoria:bologna
giovedì, 11 dicembre 2008
E l'amore ?
Ah l'amore!Come in gelateria c'ha mille gusti e mille differenti qualità e non c'entra niente con quello che ti avevano raccontato qua e là..


Questo lavoro è come l'amore.
Che ti prende i visceri e non ti lascia più tempo libero. Sempre a correre, come quando hai il cagotto. Una roba che non si può tratterenere.
Sette vite (come i gatti) da imparare a memoria per essere una buona educatrice e sapre accompagnare queste persone verso la vecchiaia, l'età adulta, le autonomie residue.
Disabili, ma grandi.
Niente a che vedere con quei bimbi down tenerissimi che sgambettano tra i compagni alla scuola materna. Lì riesci a vedere un futuro più facile di quello che è stata la vita per un dsabile fino a qualche anno fa. Ma le mie matte, loro, sono passate attrvaerso le maglie strette di una scuola che non era pronta, di famiglie lasciate sole e di povertà culturali che speriamo di aver lasciato alle spalle.
Famiglie in cui si andava dal prete per capire il perchè di una figlia così diversa; paesi in cui valeva la regola del nascondere tutto, prima di incappare nel dito puntato del giudizio altrui. Mondi in cui un figlio così, con gli occhi piccoli, era una disgrazia, un poveraccio che nel migliore dei casi diventava "il matto", maschera folk da sopportare con benevolenza.
Adesso sono con loro e sento quando preparo la cena, il peso delle storie passate, dei ricoveri facili, dei sorrisi radi.
Ma poi arriva l'amore: che riempie, accende, spalanca e l'ultima parola del raconto diventa "presente".
Sono qua, a lavorare perchè il presente sia fatto di piccole conquiste e  di socialità nuove, nonostante il peso dei ricordi foschi.
Sono qua, a innamorarmi di sette matterelle che mi scagliano addosso tutte le loro richieste: di riconoscimento, di spazio e d'amore, ovviamente.
Rispondo con la consapevolezza imparata negli anni, con gli strumenti imparati sui banchi e con la leggerezza imparata dai clown.
Leggerezza che non vuol dire dimenticare ma prendersi a cuore e sistemare, con pazienza le cicatrici di una vita storta. 
Adesso,per dire, va molto di moda il momento karaoke. Per conoscersi, per fidarsi, perchè insomma, se canti con me non puoi essere poi così cattiva.

Ma in amore, lo so, ho sempre avuto probemi con la costanza.
Quando poi si fanno vivi gli ex-fidanzati, allora è una tragedia.

Così va che mi propongono di lavorare con quegli altri sfigati, di là. Quelli che tutti chiamano nomadi, quelli che rubano i bambini, quelli che proprio puzzano di natura. Non so come fare, perchè gli amori non se ne vanno via in fretta, quindi mi smangiucchio le unghie e vedo come essere me stessa,
per definirmi una volta per tutte,
indipendentemente dall'amore.
postato da: potaci alle ore 17:15 | Permalink | commenti (4)
categoria:bologna, campo nomadi, mento a parte